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REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO/ERNIA IATALE

REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO

Oggi vorrei parlarvi di come il trattamento osteopatico può aiutarvi nella gestione del reflusso gastro-esofageo e nelle problematiche di gastralgia.

La malattia da reflusso gastro-esofageo è un comune disordine del sistema gastro-intestinale di origine multi-fattoriale. I sintomi più frequenti si manifestano con una sensazione di bruciore o dolore nella zona retro-sternale e toracica che può propagarsi sino alla mandibola, broncospasmo, tosse secca e gusto acido in bocca.

L’approccio medico-farmacologico risulta essere il trattamento primario, ma non si pone l’obiettivo di curare in via definitiva la patologia ma bensì limitarne l’azione grazie ad una somministrazione continua giornaliera del farmaco. L’unico approccio curativo, ad oggi, risulta essere quello chirurgico utilizzato da chi soffre di malattia da reflusso in maniera molto severa.

Recentemente, il trattamento osteopatico è stato inserito come possibile approccio per le persone affette da reflusso gastro esofageo. Diversi studi pubblicati in letteratura scientifica certificano la comprovata efficacia delle tecniche osteopatiche sui sintomi da reflusso.

Le tecniche maggiormente utilizzate sono la trazione del LES (sfintere esofageo inferiore), mobilizzazione del diaframma e della colonna toracica oltre ad un ripristino di una corretta ergonomia posturale.

Oltre ai diversi approcci terapeutici è bene ricordare che al paziente è consigliato di adottare accorgimenti nello stile di vita come ad esempio smettere di fumare, ridurre il consumo di caffè e cibi grassi, evitare di mangiare fino a 2 ore prima di andare a dormire, dormire con due cuscini sotto la parte alta della schiena.

La combinazione di questi accorgimenti per migliorare il proprio stile di vita in associazione al trattamento osteopatico potrà darvi i risultati sperati.

ERNIA IATALE

L’osteopatia per ernia iatale è uno dei modi per curare questa patologia, che è abbastanza diffusa. Quando si verifica questa problematica, la zona superiore dello stomaco si sposta attraverso lo iato, causando reflusso e problemi a livello di stomaco. I sintomi non sono costanti: in alcuni casi, infatti, si ha un frequente ritorno alla posizione normale della parte superiore dello stomaco, con una diminuzione dei sintomi.

Il trattamento osteopatico può risolvere le problematiche andando ad eliminare le tensioni. Le persone che hanno un’ernia iatale hanno, spesso, una postura in chiusura anteriore, con un incurvamento delle spalle in avanti. Qui si va a sovraccaricare l’area dorsale e, attraverso l’osteopatia, si andranno ad eliminare le tensioni muscolo fasciali e a riequilibrare la situazione dinamica dei visceri e delle parti strutturali ad essi connessi.

L’osteopata, a tal proposito, procede con alcune tecniche chiamate “viscerali”. Esse possono essere di drenaggio o di pompaggio emo-linfatico, per cercare di andare a migliorare il deflusso del sangue in organi come fegato e milza, che saranno doloranti. Ancora, può effettuare tecniche di stiramento, ad esempio a livello intestinale. In alternativa, sono possibili delle tecniche di rilascio fasciale, utili se le membrane che avvolgono il viscere sono molto tese o se vi sono delle cicatrici. Infine, è possibile che l’osteopata utilizzi anche tecniche di recoil. Queste riguardano forze elastiche che permettono ai visceri di riacquistare una loro normale mobilità in seguito ad un trauma.

Spesso, è possibile che le tecniche osteopatiche riguardino una manipolazione delle fissazioni scheletriche più importanti, così come le fissazioni cranio-sacrali. In questo modo il funzionamento dei nostri tessuti intorno allo stomaco sarà migliore. Il paziente potrà trascorrere dei periodi sempre più lunghi senza sintomi, andando a migliorare sensibilmente la sua qualità della vita. In alcuni casi, si ricorda che è possibile anche il trattamento chirurgico per curare un’ernia iatale, considerato però come l’ultimo da compiere qualora siano falliti tutti gli altri tentativi. La chirurgia potrebbe portare alla guarigione definitiva, anche se a volte non sono rari casi di recidive.